My Own Private Idaho

The Soul Selects Her Own Society then Shuts the Door

«Presto, sotto i banchi! Il vecchiaccio sta arrivando e spara all’impazzata... Oddio, ci ammazzerà tutti.»
«Sotto i banchi, forza!»
«Io lo affronto.»
«Fermi tutti, questa è una strage!»
«Manteniamo la calma!»
«Io non sono calmo, non sono affatto calmo. Non vedi come imbraccio il fucile mitragliatore? Non vedi che indosso il giubbotto antiproiettile? E i segni mimetici sul volto, non li vedi?»
«L’ho sempre detto, io: il problema sono certi film americani, non i cartoni giapponesi.»
«Fai silenzio, brutta mocciosa impertinente! Qui si deve compiere la strage!»
«Ascolti, se mette via il bazooka, magari parliamo un po’ della sua strage.»
«Non è un bazooka, è un AK-47!»
«Bene, ma perché...»
«Perché è un AK-47! Vuoi il certificato?»
«No, intendevo perché la strage.»
«Vuoi davvero saperlo?»
«Sì, così, giusto per rompere il ghiaccio. Se le va.»
«Ma non avete un’insegnate, qui? Che strage è senza un’insegnante?»
«Si è allontanata, di corsa, dopo i primi spari. Ha detto di metterci sotto i banchi ed è filata via.»
«E com’è?»
«Chi, l’insegnate? Hm... un tipo ordinario.»
«Ma, per esempio, ha gli occhiali? Un’insegnate che si rispetti deve avere gli occhiali. E dei bei capelli...»
«Sì, e il tailleur scollato, le calze a rete e le tette di plastica... Lei fai abuso di Youporn, dica la verità.»
«Ma quando mai, non so neanche cos’è. E poi non ne ho bisogno, io.»
«E di cosa ha bisogno?»
«Non lo so, così su due piedi non mi viene nulla...»
«E la strage? Non ha più bisogno di fare una strage?»
«Sì, la strage sì, in effetti. Anzi, smettiamola con la chiacchiera e passiamo ai fatti. Tutti al muro, forza!»
«Ma poi si ammazza anche lei?»
«Perché?»
«Non so, in TV dicono sempre che gli stragisti si suicidano per completare l’opera. Sarà che anche le stragi hanno un proprio codice, una propria estetica. Ma lei non ha approfondito, a quanto pare.»
«Stai zitta, altrimenti ti mitraglio!»
«Siamo già in topic, vorrei dire.»
«Eh?!»
«Ma poi, perché dovrebbe compiere una strage?»
«Mia moglie è una troia.»
«Oddio, troppo banale!»
«Che vorresti dire?»
«Niente, per un attimo ho sperato che il movente fosse di respiro più ampio. Ho pensato che lei potesse essere un idealista, e quasi mi faceva simpatia.»
«Cioè?»
«Lasciamo perdere, non ci si può confrontare con chi pretende di aver diritto di strage per la troiaggine della moglie. E sorvolo sul mancato suicidio finale, per il quale, sì, ci sarebbe da indignarsi, altro che la moglie troia.»
«Al muro, andate al muro, ho detto!»
«Questa non sarebbe solo una strage di ragazzini di prima liceo, sa?»
«Ah no? E di cos’altro?»
«Di logica. Non c’è logica, non c’è pertinenza. Una strage deve rispondere a un costrutto, a un programma...»
«Dici che sarebbe più pertinente se ammazzassi mia moglie?»
«Ma ne varrebbe la pena? Si sente dire che fra le sbarre ti facciano la festa, e nel suo caso sarebbe beffardo oltre che molesto.»
«E se ammazzo la suocera? O vale la stessa logica della festa?»
«Ma poi la suocera, su, lasciamola alle barzellette, con i carabinieri.»
«Giusto, i carabinieri! Una bella strage alla caserma dei carabinieri!»
«Lo sapevo, ho parlato troppo. No, senta, i carabinieri sono ben addestrati, ormai, sono belli tecnologici, mica più dei fessi come si diceva...»
«I vigili urbani? I vigili urbani sono dei fessi, no?»
«Ascolti... venga, venga qui vicino. Avanti, si sieda qui, sul banco. Il giubbotto e il bazooka può appenderli lì, all’attaccapanni. Coraggio... vada. Ora torni qui. Bravo... Come si chiama?»
«Io?»
«E chi? ... Allora, come si chiama?»
«Rocco.»
«Bene, Rocco. Posso darti del tu, sì?, anche se ci togliamo mezzo secolo.»
«Mezzo secolo... ora non esageriamo.»
«Mezzo secolo, perso nell’eternità, è anche meno di un istante. OK, modalità filosofa off.»
«Mi sparo. Alla fine della strage mi sparo anche io. Cambia tutto, no?»
«Rocco...»
«Che c’è?»
«Una volta per tutte, piantala.»
«Mia moglie mi tradisce.»
«Figurati, mia madre fa i servizietti al capo. L’ho visto su internet. È anche piuttosto competente, sai? Una maialona, potremmo dire.»
«No!»
«Sì.»
«Capisco.»
«Che fai stasera, Rocco?»
«Stasera? Io?»
«C’è una riunione al molo. Ci saranno bimbi, ragazzi, adulti e anziani. Si va ad ascoltare il vecchio Cosimo che recita le sue poesie.»
«Sono belle poesie?»
«Sono pessime poesie, di solito. Ma fa romantico. Un pretesto per un po’ di baldoria senza pretese. Allora, vieni?»

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